La Commissione reintroduce delle norme sulle prove delle emissioni dei veicoli in condizioni di guida reali

In data 14 giugno 2019, la Commissione europea ha presentato una proposta di Regolamento che reintroduce alcuni aspetti delle prove delle emissioni reali di guida (RDE – real driving emissions) negli atti legislativi che dovranno essere adottati dal Parlamento europeo e dal Consiglio. 

La proposta di Regolamentocostituisce una risposta alla sentenza del Tribunale dell’Unione europea del  dicembre 2018, con la quale aveva annullato alcune disposizioni del secondo pacchetto RDE, relative ai cosiddetti “fattori di conformità”, in quanto essi non avrebbero dovuto essere adottati mediante la procedura di comitatologia, bensì con procedura legislativa ordinaria. 

I fattori di conformità determinano la differenza autorizzata tra il limite di emissione fissato dalla norma e verificato in condizioni di laboratorio e i valori della procedura RDE quando l’automobile è guidata da un conducente vero su una strada reale, al fine di ridurre progressivamente tale differenza. Pur non mettendo in discussione la necessità tecnica dei fattori di conformità, il Tribunale aveva reputato che la Commissione avesse oltrepassato le sue competenze di esecuzione nello stabilire i fattori di conformità RDE ricorrendo alla procedura di comitatologia, anziché alla procedura di codecisione (procedura legislativa ordinaria).

La procedura di comitatologia è stata utilizzata per elaborare il quadro giuridico relativo alle RDE, e prevede che la Commissione presenti una proposta agli esperti nazionali, che possono modificarla prima della votazione. In seguito il testo viene sottoposto al Parlamento europeo e al Consiglio per l’approvazione o il rifiuto.Con la sua sentenza, il Tribunale ha annullato la parte del secondo pacchetto RDE che stabiliva i fattori di conformità. L’annullamento è di natura parziale e non incide sull’effettiva procedura di prova RDE, che rimane in vigore e deve ancora essere eseguita in sede di omologazione. Al fine di evitare l’incertezza giuridica sulle omologazioni già rilasciate dal 1º settembre 2017, il Tribunale ha ritardato gli effetti dell’annullamento per un periodo massimo di 12 mesi (ossia fino al 23 febbraio 2020) per dare tempo alla Commissione di dare esecuzione alla sentenza.

Sara Capruzzi

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